• Maila Castaldo

Influencer & Brand: life after covid-19

Aggiornato il: ago 20

Brands will no longer be looking just for instant beauty, but for an empathic interpretation able to capture moments, feelings, and emotions. All in harmony. Being human, fragile, and injured, is a narrative code that opens the door to a new romanticism, where real-life melts with social media and finds comfort. This is an imperishable Instagram filter.


[ITALIANO A SEGUIRE]


The question is not whether the Covid-19 emergency will change the relationships between brands and influencers, but how it will affect them.


Over the years, influencers change their role from being interpreters of fashion, styles, and way-of-life to become real inspiring muses. This happened while brands decided to decline their messages through digital media, and had an impact on the sentiment of Millenials and Generation z primarily.


Engagement has been conceived basically as an homologation of people, promoted by pictures one similar to others, where followers were just required to "copy & paste" the influencer's attitude, emulating the static - and fake - portrait.




Covid-19 has changed the rules of the game, locking down physically people, but opening their minds on what is really necessary.


Brands will no longer be looking just for instant beauty, but for an empathic interpretation able to capture moments, feelings, and emotions. All in harmony.

The harsh economic and health crisis, which is crossing the world, has diverted the attention from luxury to more accessible forms of well-being. Statistics on unemployment, poverty, physical and mental disorders, must lead companies to manage an unprecedented economic crisis and to review their communication messages. What is really making sense now? What do people need to look at for inspiration? Certainly not crowded parties or noisy aperitifs. Today people need to be inspired by wisdom, health, and solidarity. They are looking for real human relationships.



Concreteness, truth, and reliability, concepts almost obsolete on visual platforms like Instagram, are now trending again. They have been taking into consideration as part of the brand value by companies that want to redefine themselves. As for all cultural revolutions, the winners of the post Covid age will be the ones able to be appreciated by an audience sensitive to issues that were not even considered very cool, six months ago (i.e. environmental issues, delocalization, healthcare equality).


Influencers' reaction on social media during phase 1 and 2 can be divided into two main groups:

1- Those who reviewed their message, trying to empathize with people and to help institutions, NGOs, etc. with crowdfunding;

2- Those obsessed with the idea of "lightness and superficiality no-matter-what". They are not keeping up with the moment, pushing the accelerator on optimism and fake happiness, nevertheless, the deaths' numbers would have imposed a totally shifted in the attitude.


Influencers, to still matter, have to build their identity on authenticity, and move the dialogue with their community to a different level, engaging people and brands with empathy in a meaningful relationship.


Being human, fragile, and injured, is a narrative code that opens the door to a new romanticism, where real-life melt with social media and finds comfort. This is an imperishable Instagram filter.

Influencers who will embody this "filter", displaying transparency without useless and outdated manneristic superstructures, will prove their work still worth it.


Influencer e brand: quale vita nel post Covid-19


I brand non potranno più accontentarsi della bellezza fine a se stessa, ma di una sua reinterpretazione che passi attraverso capacità di captare i momenti, gli stati d’animo, la delicatezza delle emozioni, l’empatia. Dimostrare di essere umani, in difficoltà e di poter sbagliare, è un codice narrativo che apre le porte a un nuovo romanticismo, dove la vita reale si fonde a quella dei social media trovando conforto nello scambio reciproco di opinioni. Questo è un filtro Instagram che non passa mai di moda.


La domanda non è se l’emergenza Covid modificherà le relazioni tra brand ed influencers, ma come le modificherà.

Gli influencers, negli scorsi anni, sono passati da essere interpreti di moda, usi e costumi ad divenire delle vere e proprie muse.

Questo del tutto in linea con la compatibilità tra un brand ed i messaggi consapevoli e non di chi aveva scelto i social media per veicolare una certa immagine di sé. Il tutto è accaduto quando i brand si sono dedicati al mondo digital, declinando i propri messaggi e diventando sempre più aspirazionali (segmento lusso) impattando il sentiment soprattutto dei Millennials e della generazione z.


L'engagement era di fatto diventato un'omologazione fra persone, promosso da immagini una simile all'altra, dove i followers copiavano gli influencer con un'attitudine volta ad imitare finte pose e statici momenti di felicità.




Covid non solo ha portato a mutate priorità nella vita di tutti i giorni, ma ha di fatto messo un focus molto chiaro su valori, intenzioni, e ispirazioni delle persone.


I brand non possono più accontentarsi della bellezza fine a se stessa, ma di una sua reinterpretazione che passi attraverso capacità di captare i momenti, gli stati d’animo, la delicatezza delle emozioni, l’empatia. Il durissimo momento economico, oltreché sanitario, che attraversa il mondo trasversalmente, ha deviato l’attenzione da esibizione del lusso, del bello fine a se stesso, della ricchezza, a forme più terrene ed accessibili di piacere, armonia, di star bene. Le statistiche su disoccupazione, povertà’, disturbi fisici e mentali, devono portare le aziende a gestire una crisi davvero inedita e a rivedere le proprie forme di marketing. Cosa ha davvero un senso adesso? A cosa le persone hanno bisogno di guardare per ispirarsi e trarre conforto? Di sicuro non a party affollati, aperitivi convulsi, cene di rito rumorose e poco sobrie. Cercare intrattenimento e piacere oggi deve coniugarsi con benessere e saggezza, con salute e solidarietà, con ottimismo e forti relazioni umane.


Il recupero di concetti quali serietà, concretezza e disponibilità, quasi desueti su piattaforme visual per definizione, sono adesso di nuovo parte del brand value, nonché potenziale indicatore di come le aziende vogliano ri-delinearsi in un momento che è storico per tutti.

Come in tutte le rivoluzioni culturali di ogni epoca, sarà vincente, perché apprezzato da un pubblico profondamente scosso e sensibile a tematiche fino a ieri considerate poco cool, chi farà della genuinità e dell'autenticità il perno fondante di pensieri, azioni e parole in grado di coinvolgere ad un livello più profondo. Più intimo.

La reazione degli influencer durante la fase 1 e 2 si può dividere in due gruppi principali:

1- quelli che hanno rivisto i propri messaggi, cercando di empatizzare con le persone e aiutando istituzioni, ONG ecc. attraverso forme di sostegno come il crowdfunding;

2- quelli ossessionati dall’idea che leggerezza e superficialità coincidano, e che hanno forzatamente continuato a mantenere un ruolo poco in linea con il momento, spingendo l’acceleratore su ottimismo e felicità a venire anche quando i numeri dell’emergenza avrebbero imposto un composto silenzio.


Dimostrare di essere umani, in difficoltà e di poter sbagliare, è un codice narrativo che apre le porte a un nuovo romanticismo, dove la vita reale si fonde a quella dei social media trovando conforto nello scambio reciproco di opinioni. Questo è un filtro Instagram che non passa mai di moda.

Perché alla fine, dopo lustrini e paillets, restiamo noi. Essere umani, fragili e feriti. I brand lo stanno imparando, gli influencers che daranno corpo a questo nuovo "filtro normalità" con trasparenza e senza sovrastrutture manieristiche, avranno ancora senso di esistere.

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